Era Clara, l’organizzatrice dell’evento. Il suo viso era contratto dalla preoccupazione e teneva un telefono in mano. “Signora”, disse, quasi senza fiato, “…deve venire con me. È successo qualcosa… qualcosa che nessuno si aspettava.”
Il mio cuore batteva all’impazzata. Balzai in piedi, temendo il peggio, ma senza immaginare cosa stessi per sentire.
Clara deglutì a fatica, mi guardò dritto negli occhi e, con voce tremante, mi diede la notizia che avrebbe cambiato completamente il corso di quella giornata…
E in quell’istante, il mondo sembrò fermarsi.
“L’abito… quello nuovo…” balbettò Clara. “Si è strappato.”
Inizialmente non capii. “Cosa intendi con strappato?”
“La cerniera si è rotta completamente quando hanno provato a ripararla. E non c’è una sola sarta disponibile. Nemmeno una. Abbiamo chiamato tre sarti in città, ma sono tutti chiusi perché è domenica. Sua figlia… piange molto. Vuole vederla.”
Per un attimo non seppi cosa provare. Compassione? Giustizia poetica? Dolore? Orgoglio ferito? Un turbine di emozioni mi travolse, ma i miei passi ripresero prima che potessi elaborarle completamente. Seguii Clara lungo i corridoi, la mia mente ripeteva una frase che avevo paura di ammettere: ha bisogno di me.
Quando tornai nella suite nuziale, trovai mia figlia seduta davanti allo specchio, con il viso arrossato e il trucco sbavato. Il nuovo abito era appoggiato su una sedia, un disastro totale, la cerniera rotta e diverse perle staccate. Un caos completo.
Alzò lo sguardo e finalmente incrociò il mio. “Mamma…” La sua voce tremò. “Mi dispiace.”
Non mi aspettavo delle scuse. Rimasi lì immobile, reprimendo le mie emozioni per non crollare anch’io.
«Non so cosa fare», continuò. «Mancano meno di due ore alla cerimonia. Non posso sposarmi con questo…» Indicò l’abito rovinato. «E io… sono stata crudele con te. Non avrei dovuto dire quello che ho detto. Ero nervosa, volevo che tutto fosse perfetto e…» Si coprì il viso con le mani.
Per qualche secondo, la osservai. Rividi la bambina che un tempo aveva imparato a camminare aggrappandosi alle mie gonne, l’adolescente impaziente che voleva sempre avere ragione, la donna che ora stava per iniziare una nuova vita.
Feci un respiro profondo. «Vuoi che ci provi?» chiesi infine.
Lei alzò la testa, sorpresa. «Riparare il vestito nuovo?»
Scossi leggermente la testa. «No. Parlo di quello che ho fatto io.»
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