Tutto è iniziato con una scatola.
Nascosta dietro i suoi cappotti invernali in soffitta, avvolta in una sciarpa floreale sbiadita e sigillata da decenni di silenzio, c’era una cassapanca di cedro che non avevo mai visto aperta.
Incuriosita, ne sollevai il coperchio.
La polvere si sollevava nella luce obliqua del pomeriggio: dorata, lenta, come se il tempo stesso respirasse.
E lì, adagiati nella carta velina come un tesoro sepolto, c’erano dei sottili tubi di vetro, freschi e delicati come ali di libellula.
Scintillavano: ambra, citrino, smeraldo, ognuno con un minuscolo e intricato uncino in cima.
All’inizio non capii.
Erano forse decorazioni natalizie dimenticate?
Agitatori per cocktail di una festa di tanto tempo fa?
Qualche strano materiale per il fai da te che aveva conservato “per ogni evenienza”?
Ma mentre ne tenevo uno delicatamente tra le dita, qualcosa cambiò.
Non era disordine.
Non era dimenticato.
Era cura, cristallizzata. E in quel momento, finalmente capii:
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