Adrián si sentì sprofondare in un abisso, per poi riemergere con rinnovata forza. Per la prima volta dopo tanto tempo, vedeva le cose con chiarezza. Aveva scelto la persona sbagliata con cui condividere la sua vita e sapeva che il momento di affrontarla si avvicinava sempre di più. Mancava solo un ultimo tassello: sentire la verità da sua madre. Quel mezzogiorno, il sole di Puerto Claro picchiava così forte che il sentiero lastricato davanti alla casa sembrava irradiare calore.
Ma nella stanza di Doña Mercedes, la luce era soffusa grazie alle tende color crema che aveva portato dalla modesta pensione in cui aveva vissuto prima. Erano una delle poche cose che possedeva. Sedeva vicino alla finestra piegando piccoli pezzi di carta per creare degli uccellini. Erano figure semplici e delicate, il tipo di dettagli con cui aveva imparato a lenire il suo cuore durante quei mesi. Adrián rimase a lungo sulla soglia senza entrare. Aveva già guardato i video, aveva già ascoltato Lucía, ma sentiva ancora il bisogno di sentire sua madre, anche se gli spezzava il cuore.
Fece un respiro profondo e parlò a bassa voce. “Mamma, posso entrare?” Doña Mercedes si voltò immediatamente e quel sorriso familiare le apparve subito sulle labbra. Il sorriso di chi è troppo abituato a nascondere il proprio dolore per confortare gli altri. “Certo, figliolo, entra. Sto facendo degli uccellini di carta. Non sono molto belli, ma ricordo che ti piacevano da bambino.” Adrián entrò. I suoi occhi si posarono involontariamente sul piattino di cibo sul tavolo.
Era solo mezzo vuoto. Il cibo era già freddo. Aveva detto di aver pranzato, ma lui non osava più nemmeno immaginare com’era stato quel pranzo. Si sedette accanto a lei e cercò di mantenere la voce calma. “Mamma, ti trovi bene a vivere qui?” Doña Mercedes fu un po’ sorpresa, poi fece un gesto di diniego con la mano. «Certo, la casa è grande, la stanza è pulita, Lucía mi aiuta e poi ci sei tu. Già solo questo mi rassicura.»
Adrián la guardò negli occhi. Dietro quel sorriso gentile si nascondevano strati e strati di ferite invisibili. «Mamma, mi nascondi qualcosa?» Doña Mercedes si bloccò per un attimo. Le dita con cui piegava il foglio tremavano leggermente, ma poi sorrise di nuovo. Un sorriso fragile, forzato, con cui cercava di apparire forte. «Niente, figlio mio. Ormai sono abbastanza grande. A volte sono goffo e metto un po’ a disagio tua moglie, ma so qual è il mio posto.»
Quella frase, «so qual è il mio posto», strinse il cuore di Adrián in modo insopportabile. Ogni parola racchiudeva tutto il suo amore e tutto il suo dolore. «Mamma, ho visto tutto. So come ti tratta Verónica. L’ho visto con i miei occhi.» Doña Mercedes era pietrificata. Il piccolo uccellino di carta le scivolò dalle mani e cadde a terra. Il suo sguardo si perse nel vuoto per un istante, come se all’improvviso l’unica armatura che gli era rimasta gli fosse stata strappata via.
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